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venerdì 15 aprile 2016

Recensione su DAY DREAMING REVIEWS

Ringrazio Viviana per questa splendida recensione di RHYTHM OF LOVE


Tengo stretto il fazzoletto al naso, con la manica della maglia mi asciugo le lacrime che copiose hanno invaso il mio viso, irrigando il Kindle e mi preparo a metter giù le mie emozioni.
E non c’è dubbio che le parole della Versari sanno scavare più di un caterpillar, sfondando la più coriacea armatura del lettore. C’è poco da lottare, le lacrime scendono, il cuore alterna galoppate sfrenate ad arresti improvvisi. Chi conosce lo stile di Serena Versari, giunta ormai al suo settimo libro, sa cosa aspettarsi. Eppure ogni volta riesce a lasciare lo stupore più reverenziale nell’animo dei suoi lettori.
Una lezione di vita, un prezioso insegnamento, un tenero rimprovero per quanti di noi cadono negli stessi errori dei nostri protagonisti.

Ma andiamo con ordine.
Innanzitutto vorrei precisare che questo romanzo, incentrato sulla musica, e oserei dire anche dedicato ad essa, come linguaggio, come ponte di congiunzione, come sorgente dei più impetuosi sentimenti, mi ha scosso non poco.
In quanto amante di un musicista ormai passato a miglior vita da diversi secoli, ho spesso lasciato vagare l’immaginazione oltre le corde del violino, più sù dei tasti del pianoforte, fino ad arrivare ad immaginarmi l’Amore espresso dalle note di quei strumenti classici sfiorati da altre mani.
Dafne e Daryl però sono i veri protagonisti di questa storia, e benché io debba alla Versari un grazie in più per quello che ha saputo suscitare nella mia fantasia, è giusto che vi parli della magnifica storia di questi due giovani ragazzi.
La storia viene raccontata da entrambi i punti di vista, lasciandoci la possibilità di calarci nei panni e nei cuori di entrambi.
Dafne, passato doloroso, ancora vittima di una sofferenza che non le permette di godersi la vita, è in cerca di un lavoro.
Daryl, violinista eclettico di fama mondiale cerca una nuova assistente.
Ad occuparsi di tutte le faccende burocratiche c’è Alfred, suo padre adottivo nonché suo attuale assistente. L’eta avanzata e gli acciacchi lo obbligano ad affidare le numerose incombenze del suo ruolo ad una fresca promessa che può più facilmente stare al passo con i numerosi e affollatissimi impegni del giovane musicista.
I due protagonisti, a prima vista così diversi, così lontani anni luce l’uno dall’altra, sembrano non partire con il piede giusto.
La corazza superficiale che entrambi hanno imparato a crearsi per difesa, li porta ad avere un primo impatto un po’ traumatico.
Ed infatti ecco che il mite e attento Alfred ci mette il suo zampino per placare gli animi bollenti e portarli sulla dritta via.
A poco a poco entrambi capiscono che sotto il superficiale mantello che indossano c’è nascosto molto di più. Anime tormentate dai ricordi, dal passato che incombe, nonostante gli anni, imperterrito e coriaceo.
Daryl lascia che Dafne penetri nel suo personale mondo, mostrandole ciò che tiene nascosto a tutti, e lei di conseguenza, prova a lasciarsi andare confidandosi con lui.
Ma l’istinto di Dafne è ben radicato nel suo animo e un’adolescenza vissuta a suon di mozzichi per sopperire alla precoce dipartita dei suoi genitori, con il conseguente impegno di prendersi cura di una sorellina molto più piccola, la portano di continuo a cozzare tra cuore e mente.
Quel diavolo vestito da angelo, che suona in maniera così toccante e passionale, deve sudarsi la piena fiducia della ragazza.
Ovviamente non solo per Dafne il passato rappresenta un ostacolo invisibile ma pesante. Daryl, abbandonato e vissuto in orfanotrofio per nove anni, sa cosa vuol dire essere solo. Sa cosa si soffre a sentirsi respinti. I suoi genitori biologici non l’hanno voluto e se non fosse stato per Suor Theresa e Alfred, la sua vita attuale non sarebbe così speciale.

Ma speciale è soprattutto lui, che non ha mai dimenticato, che non ha voluto nascondere il suo passato, sebbene ai media si sia deciso di raccontare una storia diversa.
Ogni 4 luglio torna in quel luogo della sua infanzia, e come Alfred faceva anni prima, regala ai bambini ciò che di più prezioso ha da donare: la sua musica.
Uno scenario tenero ma pesante da accettare per Dafne che alla morte dei suoi ha temuto che la piccola Penelope potesse essere portata in un luogo del genere.
Così il dolore di un passato può portare a precludersi sentimenti importanti.
Ma ha senso sprecare la propria vita, negandosi la possibilità di essere felici, solo per non rischiare altre perdite? Il cuore di entrambi non potrà mai del tutto guarire, come una cicatrice che per sempre farà parte di loro, caratterizzandoli e rendendoli così speciali. Ma il potere di un sentimento che va oltre l’immaginazione non può essere negato a lungo.
Perché quando si è convinti che nulla di buono potrà mai capitare senza doverne pagare poi l’amaro prezzo, ecco che il cervello disegna assurdi e paranoici scenari drammatici. Scappare e lasciarsi persuadere dal proprio animo ferito però non fa altro che alimentare il fuoco del malinteso. E il malinteso se non lo si estirpa subito, rischia di crescere, nutrendosi del dubbio e del poco amor proprio, finendo per diventare una enorme pianta carnivora pronta a inghiottirci nel nostro stesso falso convincimento.
Alfred ne sa qualcosa e suo ruolo di padre, nonché vittima lui stesso di quella pianta che ha lasciato crescere parecchi anni prima, si intromette, con grazia, tra i due dispensando le proprie stille di saggezza.
La musica, che come cornice, quadro e spettatore riesce ad unire le due anime tormentate, ci culla con dolcezza ed enfasi tra le pagine preziose di questo romanzo.
Perché la musica può attraversare le corazza, può annientare le distanze, può regalare sogni e può esprimere ciò che le parole non sanno fare.
Anello di congiunzione, linguaggio universale, che li avvicina, li attrae e attira come una calamita dalla quale è impossibile resistere.
Una parola va detta anche in merito alle voci di fondo, che abbracciano e sottolineano le personalità dei due protagonisti.
Penelope, la spensierata, frizzante e prorompente sorellina di Dafne. Suo esatto opposto e quindi perfetta per bilanciare il carattere insicuro, schivo e ritroso di Dafne.
I suoi consigli, seppur conditi da una punta di goliardica enfasi giovanile, sono utili alla sorella per equilibrare le sue paranoie, riportando l’attenzione sui giusti elementi.
Alfred è un signore che impareremo tutti ad amare. Un vero padre, un uomo che nasconde i suoi tormenti ma dai quali ha saputo estrapolare esperienze utili da condividere con il giovane Daryl e con Dafne.
Il suo acume lo porta ad aver sempre ragione e commovente sarà il meritato premio per il suo gran cuore.
Come ho detto prima, i libri della Versari sono delle perle da cui trarre importanti insegnamenti. Come un compendio a cui attingere per riflettere sulla propria vita.
Perché ognuno di noi ha il suo bagaglio di esperienze, le proprie paure, i tormenti che bloccano la ricerca di qualcosa che ci possa rendere felici. Abbandonarci alle emozioni può essere un rischio, ma anche solo provarci una volta, vale più di mille rinunce.
Capire noi stessi, i nostri limiti, le nostre debolezze non fa di noi dei perdenti, ma ci permette di capire meglio cosa vogliamo ottenere e cosa siamo disposti a rischiare.

Ogni pagina letta, è un accordo melodioso e maliardo che vibra nel nostro cuore come un meraviglioso archetto!

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